Dall'open bar alla carta dei vini
Il prezzo dei token scende. Il conto no. Chi ha letto AI Open Bar ricorda dove ci eravamo lasciati: al bancone, con token a prezzi irrisori, modelli sempre più potenti e un barista che sorrideva a tutti. Vi avevo avvisato che il conto sarebbe arrivato, e direi che ormai ci siamo...
Sandro Parisi, CEO Eudata
10/8/2026


Alle 18:30 l'open bar chiude
Chi ha letto AI Open Bar ricorda dove ci eravamo lasciati: al bancone, con token a prezzi irrisori, modelli sempre più potenti e un barista che sorrideva a tutti. Vi avevo avvisato che il conto sarebbe arrivato, e direi che ormai ci siamo...
L'open bar chiude alle 18:30. Le luci si abbassano un po', si cambiano le tovaglie, inizia la serata e si torna al servizio normale. Il cameriere arriva sorridente come prima, e vi porge la carta dei vini.
Nessuno vi ha detto che la festa è finita, anzi l'ambiente diventa più accogliente. Ma da adesso, ogni calice e ogni cocktail si paga. E la carta è scritta in modo che leggerla non sia facile.
Il conto non arriva: si scioglie
Il modo più elegante di presentare un conto salato è non presentarlo affatto. Nessun fornitore vi dirà che l'AI adesso costa il triplo: vi farebbe cadere dalla sedia al primo tavolo. Molto meglio sciogliere il costo, come lo zucchero nel caffè, dentro qualcosa che già pagate.
Una licenza che si rinnova con un piccolo aumento. Un modulo che "si arricchisce" con l'aggiornamento. Un consumo che si attiva da solo e che nessuno ha ordinato. Il risultato è sempre lo stesso: l'ufficio acquisti non vede nulla, perché il contratto, il fornitore e la voce di costo sono quelli di prima. Il CFO se ne accorge a fine mese, quando fa i conti. E cade dalla sedia.
Il paradosso sta tutto in due numeri. Tra maggio e agosto 2026 il prezzo medio dell'inferenza è sceso da 2,04 a 1,16 dollari per milione di token: −43% in poco più di due mesi. Allargando lo sguardo, il costo di una singola interazione di customer service gestita dall'AI è passato da 0,04 dollari nel 2023 a 1,20 dollari nel 2026: trenta volte tanto.
Non c'è contraddizione. Il fornitore ottimizza il costo per token, voi pagate il costo per task. E un agente, per portare a termine un task, consuma da 5 a 30 volte i token di un chatbot. Il listino vi racconta il prezzo del calice, ma sul conto ti ritrovi un bel numero di bottiglie da pagare.
I tagli di listino sono la musica di sottofondo del locale: rassicurano mentre il conto cresce. Chill out, goditela.
Open bar, carta dei vini, cocktail
Per capire dove si nasconde il conto bisogna distinguere tre modi di bere. L'AI oggi si compra in tutti e tre.
L'open bar lo conosciamo: prezzi sotto costo, tutti bevono, paga qualcun altro. Ti fa affezionare al barista e al vino che ti propone.
La carta dei vini è il consumo diretto dei modelli, a token o via API. Scegliete voi l'etichetta, vedete il prezzo, sapete cosa state bevendo. Il prezzo è scritto, ma va letto. Il progetto di AI fatto un anno fa funzionava; si passa al nuovo modello di reasoning e funziona benissimo, risposte più precise, meno errori, tutti contenti. Certo, costa 30 volte tanto. Chill out, finchè non arriva il CFO. Nessuno ha toccato il progetto: avete cambiato bottiglia senza guardare la colonna dei prezzi. E i token del ragionamento non li vedete nella risposta, ma li trovate in fattura.
Il cocktail è l'AI che comprate con l'upgrade dell'ERP o del CRM. Prezzo fisso, nome accattivante, bicchiere bellissimo.
Ma non sapete cosa c'è dentro: quale modello, in che dose, di che qualità. La maggior parte delle persone non sa nemmeno quali siano gli ingredienti. E gli agenti stanno entrando ovunque nei gestionali: Oracle, a fine settembre, ha presentato Fusion Claw come livello di orchestrazione agentica nativo dentro il proprio ERP. Ottimo per i processi. Ma il cocktail ha un limite strutturale: non lo potete confrontare, non ne scegliete gli ingredienti, e il barista può cambiare il gin senza dirvelo.
Il call center è il cocktail per eccellenza. Riassunto automatico della chiamata, risposta suggerita, analisi del sentiment: arrivano con un rilascio della piattaforma, gli operatori le trovano comodissime e dopo una settimana nessuno tornerebbe indietro. Al rinnovo il prezzo fisso sale, giustificato da "nuove funzionalità AI" che nessuno ha ordinato una per una. Quel prezzo fisso deve coprire 1,20 dollari a interazione: indovinate chi li paga.
In nessuno di questi casi c'è stata una vera decisione d'acquisto. C'è stata un'abitudine. Non è un caso che Microsoft, rilanciando Copilot con agenti autonomi il 1° ottobre, abbia aggiunto anche controlli FinOps per governare la spesa a consumo. Se il ristorante vi regala il contacalici, è perché sa quanto si beve.
Valore, o solo meno soldi?
Vi ricordate le serate tra amici? Brindisi, risate, sorrisi enormi. Fino al conto. A quel punto qualcuno si fa serio, prende lo scontrino e controlla le righe una per una. Non perché sia tirchio: perché è quello che paga e una controllata la vuol dare...
Con l'AI vale lo stesso. Per chi paga è obbligatorio sapere se, al prezzo che paga, riceve in cambio valore o solo meno soldi in tasca. E per saperlo bisogna alzare le orecchie, smettere di guardare il prezzo per token e iniziare a guardare il costo per task: quanto mi costa una pratica chiusa, una chiamata risolta, un documento estratto correttamente. Accanto a quel numero vanno messi gli altri: percentuale di task completati bene, numero di interventi umani necessari, tempo di esecuzione. Senza questi, il costo è una cifra. Con questi, è una decisione.
E qui torna la distinzione che porto in ogni intervento sugli agenti: l'orchestrazione e i modelli sono due cose diverse. Il modello è il vino. L'orchestrazione è il sommelier. Il sommelier del ristorante lavora per la cantina, ed è normale che vi consigli la riserva. Il vostro deve lavorare per voi: sapere che per una pizza non serve un Barolo, che per un'analisi complessa sì, e soprattutto dirvi quanto avete bevuto prima che arrivi il conto.
E lo diciamo da tempo ormai cosa serve alle aziende: un livello di orchestrazione indipendente dai modelli, che sceglie il modello più adatto per ogni task, misura il costo reale di ogni esecuzione e lo mette accanto al risultato ottenuto. Non per bere meno. Per sapere cosa si sta bevendo, e se ne vale la pena.
La carta tenetela voi
L'open bar è servito: ha fatto assaggiare il vino a tutti, ha convinto i board, ha dimostrato che il valore c'è. La carta dei vini non è il nemico. È il segno che il mercato è diventato adulto, e che ogni cosa ha un prezzo.
Il problema non è ordinare. È ordinare a occhi chiusi, lasciando che sia il cameriere a scegliere, a versare e a contare i calici.
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